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ARMI NON LETALI. COME SONO E COME FUNZIONANO

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Dalla “guerra non-letale” alle armi per il controllo della folla

ARMI NON LETALI. COME SONO E COME FUNZIONANO.
Vent’anni fa alcuni scienziati avevano denunciato il profilarsi di una nuova tecnologia, propagandata come “non-letale”, da usare contro i nemici interni e esterni. Oggi armi chimiche, cinetiche e a infrasuoni, getti d’acqua elettrificati, fucili che sparano droga, gas al pepe sono una realtà documentata anche dal rapporto STOA del Parlamento europeo.
9 novembre 2003 – Robin Ballantyne
Fonte: Da “Cover Action Quarterly”, Trad. Marco Nieli.
http://www.kontrokultura.org/archivio2001/armi_non_letali.html

Quando vent’anni fa un gruppo di scienziati mise in guardia contro i pericoli di una nuova tecnologia per il controllo politico, fu tacciato di allarmismo e di sovversivismo. La tecnologia, che la Società Inglese per la Responsabilità Sociale degli Scienziati (BSSRS) vedeva in via di sviluppo, spaziava dai “mezzi per lo spionaggio del dissenso interno agli strumenti di controllo delle manifestazioni, dalle nuove tecniche per gli interrogatori ai metodi per il controllo dei prigionieri.” Le 34 armi antisommossa descritte nel 1972 in un rapporto della Fondazione Nazionale della Scienza statunitense e che allora erano per lo più in uno stadio embrionale, sono oggi tutte in funzione: armi chimiche e cinetiche, getti d’acqua elettrificati, luci stroboscopiche combinate con suoni pulsanti, armi a infrasuoni, fucili a freccette che sparano siringhe munite di stabilizzatore di volo riempite di droga, recipienti pieni di tanfo che rilasciano odori pestiferi, il taser che spara due piccoli contatti elettrici capaci di scaricare 50.000 volts sull’obiettivo e la “buccia di banana” istantanea che rende le strade così scivolose da diventare impraticabili (1).

In aggiunta a questo arsenale vi è una gamma sofisticata di tecnologie per lo spionaggio computerizzato, supportate da una capacità globale di rintracciare voci e trasmissioni di dati. Questa tecnologia della repressione, ha scritto la BSSRS, è “il prodotto dell’applicazione della scienza e della tecnologia al problema di neutralizzare i nemici interni dello stato. È per lo più diretta alle popolazioni civili, e non è finalizzata a uccidere (e solo raramente lo fa). Prende di mira tanto la volontà e la mente quanto il corpo”(2); ed è usata sia in guerre all’estero che nelle sollevazioni popolari in casa.

La BSSRS riconosceva che le armi e i sistemi sviluppati e sperimentati dagli Stati Uniti in Vietnam e dal Regno Unito nelle ex colonie e in Irlanda del nord stavano rientrando in patria. Il complesso militare-industriale modificava rapidamente i suoi sistemi militari in vista della sicurezza domestica. Propagandata come “non-letale”, la nuova tecnologia della repressione offriva una facile soluzione tecnica contro la turbolenza sociale: era in grado di demolire il dissenso mentre mascherava il livello di violenza impiegato.

La guerra in casa

Ormai installata in tutto il mondo, questa tecnologia, e il concetto di armamentario non-letale, sono normalizzati. Ne consegue che le distinzioni tra le funzioni degli eserciti e quelle delle polizie si fanno sempre più indistinte: le forze di sicurezza si trasformano in forze paramilitari, le polizie si militarizzano, e gli eserciti si mobilitano per funzioni di controllo sul territorio nazionale. Le corporazioni hanno aggravato questo processo smerciando aggressivamente il nuovo arsenale sui mercati civili come su quello militare. Oggi, questo “nuovo tipo di armamento” ha rivoluzionato la portata, l’efficienza, e la crescita del potere poliziesco – con differenze da nazione a nazione in rapporto al livello di credibilità democratica con il quale è usato. È diventato talmente radicato nelle funzioni di polizia interna che, venti anni dopo il rapporto della BSSRS, la Commissione per la Valutazione delle Opzioni Scientifiche e Tecnologiche (STOA) del Parlamento Europeo (EU) era abbastanza allarmata da richiedere uno studio a nome della Commissione delle Libertà Civili e degli Affari Interni della Comunità Europea.

Questo rapporto del 1998, Un’indagine sulla tecnologia del controllo politico, ha confermato le precedenti preoccupazioni degli scienziati […] e fa un quadro raggelante delle innovazioni tecnologiche intese alla repressione – un vaso di Pandora delle nuove armi – destinate ad apparire sicure piuttosto che a esserlo (vedi scheda).

Armi per il controllo della folla

Questa nuova tecnologia della repressione sta diventando più sofisticata, più potente e più diffusa particolarmente presso le guardie pretoriane di stati che praticano la tortura come la Cina e il Guatemala. E a causa di un marketing aggressivo da parte dei produttori e dei distributori che forniscono sia i mercati civili che militari, si sta rapidamente diffondendo non solo tra gli eserciti nazionali, ma praticamente anche negli arsenali della polizia e delle agenzie paramilitari e di sicurezza interna degli stati. Produttori come la Alliant Tech Systems (Stati Uniti), la Civil Defence Supply (Regno Unito), o la Sun Tech (Stati Uniti) promuovono la nuova tecnologia con la pretesa che è più sicura e meno letale delle alternative tradizionali. Ma invece di sostituire le armi letali, le alternative “non-letali” stanno aumentando il ricorso alla violenza mortale, sia nella guerra che in “operazioni diverse dalla guerra”, dove i principali obiettivi sono civili.

Il rapporto della Comunità Europea valuta criticamente la sicurezza di queste armi che si presumono “innocue”. Una delle più comuni è la pallottola di plastica – più mortale di quella di gomma che la ha preceduta – e altre “armi cinetiche”. Utilizzando precedenti studi dell’esercito statunitense e analisi empiriche, il rapporto rivela che gran parte della ricerca medica che legittima queste armi è fortemente di parte. Utilizzate ampiamente per il controllo delle sommosse e della folla (un eufemismo diffuso per riferirsi alla protesta politica), le pallottole di plastica hanno frequentemente causato cecità, ferite gravi e la morte sia ai manifestanti che agli astanti (5). Tutte le munizioni di plastica di solito disponibili in Europa eccedono la soglia di gravità dei danni stabilita nel 1975 dagli scienziati militari statunitensi per le armi a energia cinetica.

Il rapporto della Comunità Europea invoca anche una moratoria per l’uso del gas al pepe (oleoresin capsicum o OC) in Europa finché i suoi effetti biomedici non verranno valutati in maniera obiettiva. Il suo impiego sta rapidamente aumentando, nonostante uno studio dell’esercito statunitense evidenzi possibili “effetti mutagenici, effetti cancerogeni, ipersensività, intossicamento cardiovascolare e polmonare, intossicamento nervoso, come anche possibilità di morte” (6). Negli Stati Uniti, il gas al pepe è diventato uno strumento usuale della polizia in seguito all’approvazione nel 1987 da parte dell’FBI. Oltre ai pericoli derivanti da un uso consentito, dello spray al pepe si è stato fortemente abusato. In California, membri della polizia, tenendo ferme le teste dei manifestanti, hanno aperto loro le palpebre e depositato il liquido urticante direttamente sui loro bulbi oculari. Amnesty International ha definito questo impiego contro attivisti ecologisti pacifici, “equivalente alla tortura” (7).

Guerra non-letale

L’altra principale applicazione della nuova tecnologia della repressione è nella guerra. Gli eserciti di tutto il mondo sono felici di abbracciare la nuova dottrina ossimorica della guerra non-letale. Il concetto è emerso negli Stati Uniti negli anni 1990, per lo più di fronte all’incredulità degli studiosi seri. I suoi sostenitori sono stati in gran parte scrittori futuristi come Alvin e Heidi Toffler (8) e scrittori di fantascienza come Janet Morris e Chris Morris (9) che hanno trovato un’eco favorevole nei laboratori militari nucleari di Los Alamos, Oak Ridge e Lawrence Livermore. I cinici sono stati pronti a sottolineare che l’iniziativa serviva a proteggere i posti di lavoro nei discussi laboratori nucleari posti di fronte alla sfida della sopravvivenza dopo la Guerra Fredda.

Il Pentagono e il Dipartimento di Giustizia hanno sposato con entusiasmo questa dottrina, sperando di trovare la bacchetta magica per neutralizzare il “fattore CNN”, e permettere in qualche modo alle forze del bene di prevalere senza spargimento di sangue pubblico. La polizia accusava il colpo del pestaggio di Rodney King in Los Angeles; l’AFT e l’FBI avvertivano il clima pesante dopo i disastri di Waco e Ruby Ridge; e all’esercito bruciava l’umiliazione subita in Somalia da parte di folle indocili e “signori della guerra” poco collaborativi. Tutti attendevano una “facile sistemazione tecnica” alla vecchia maniera USA.

Gli Stati Uniti hanno adesso un gruppo di lavoro integrato: i Marines, l’Air Force, il Comando per le Operazioni Speciali, l’Esercito, la Marina, la Giunta dei Capi Unificati di Stato Maggiore (Joint Chiefs of Staff), e i dipartimenti del Trasporto, della Giustizia e dell’Energia. Uno dei suoi ruoli è stabilire collegamenti con governi stranieri amici.

A questo scopo, lo scorso novembre, il gruppo ha sponsorizzato un congresso speciale a Londra sul “futuro delle armi non-letali”. Tra le varie cose presentate:

– armi acustiche che utilizzano “generatori di onde a pressione meccanica” per “fornire il combattente di un’arma capace di sviluppare effetti inabilitanti, sia letali che non-letali”;

– la mina non-letale Claymore che distribuisce proiettili non-penetranti, che è una versione della più letale M18A1 adattata al controllo delle folle;

– congegni per bloccare veicoli terrestri;

– il dispensatore di mine Volcano M139 che proietta una rete dell’ampiezza di un campo di calcio cosparsa di lame di rasoio o altri “effetti immobilizzanti” adesivi o urticanti; fucili che sparano una schiuma viscosa, nonché barriere per immobilizzare individui;

– fucili turbo-acustici: un dispositivo ad alta tecnologia per combinare getti di gas turbinanti con flash, traumi e la possibilità di passare velocemente fra effetti letali e non-letali;

– sistema di lancio tattico per aerei: essenzialmente un M16 in grado di sparare sia pallottole, sostanze chimiche inabilitanti, munizioni cinetiche che tintura marcante.

A un passo dalle esecuzioni in mezzo alla strada

“Paradossalmente”, notava il rapporto della STOA, “mentre si intendeva con queste armi mettere a disposizione degli stati una nuova serie di risposte flessibili, il loro effetto finale è stato di programmare i propri obiettivi trasformandoli in tradizionali attività e pratiche anti-stato. In altre parole, la loro caratteristica più odiosa è forse quella di screditare la non-violenza come strumento di protesta pubblica” (10). Se usata per infliggere pene immediate e gratuite, la violenza ufficiale può infatti indurre i manifestanti a rispondere con la violenza. I regimi possono anche utilizzare le armi non-letali per provocare deliberatamente una sommossa e in tal modo creare un pretesto per arrestare i manifestanti “violenti”. E siccome alcune di queste armi possono essere subito portate da una forza che immobilizza le persone a una che le uccide, la flessibilità letale/meno-letale pone la polizia a un passo dall’eseguire esecuzioni per strada. L’organizzazione Pugwash, vincitrice del Premio Nobel per la Pace, conclude che il termine “non-letale” dovrebbe essere abbandonato, non solo perché copre una varietà di armi molto diverse, ma anche perché può essere pericolosamente fuorviante. “Armi ideate allo scopo di sostituire gli effetti letali sono impiegate per aumentarli. Armi sviluppate per usi di polizia possono incoraggiare la militarizzazione delle forze di polizia o essere impiegate per la tortura. Se si richiede un termine generico, armi “quasi letali” o pre-letali potrebbe essere preferibile” (11).

Questi timori nascono certamente da sviluppi recenti. L’esperto statunitense William Arkin ha avvertito che la nuova generazione di armi acustiche, che possono essere soltanto irritanti, può essere portata a produrre onde traumatiche di 170 decibels e rompere organi, creare cavità nel tessuto umano e causare traumi da onde d’urto potenzialmente letali (12). Pugwash ritiene che “ciascuna delle emergenti tecnologie belliche ‘quasi letali’ richiede un’indagine urgente e che il loro sviluppo o adozione dovrebbe essere soggetto al controllo pubblico”(13). Questo parere è sottoscritto dal rapporto della Comunità Europea che raccomanda al parlamento Europeo di:

– stabilire i criteri, indipendenti dalla ricerca commerciale o dei governi, per determinare gli effetti biomedici delle armi cosiddette non-letali;

– informare circa accordi strategici esistenti tra Stati Uniti ed Europa per la seconda generazione di armamenti non-letali;

– proibire l’impiego da parte della polizia, delle forze speciali militari e paramilitari di tutte le armi acustiche, cinetiche, laser, basate su sostanze chimiche irritanti, frequenza elettromagnetica, finalizzate all’arresto, l’immobilizzazione, l’iniezione, o a effetti elettrici inabilitanti e paralizzanti, prodotte o autorizzate negli Stati Uniti, finché tale ricerca indipendente non sia completata;

– pubblicare la ricerca sulla presunta sicurezza delle armi per il controllo politico esistenti e su tutte le innovazioni future, come condizione per ogni decisione di adozione.

Il punto chiave è il controllo politico di questa tecnologia, che sta non solo diventando più potente (proliferazione verticale), ma si sta anche diffondendo rapidamente tra le forze di sicurezza di parecchi paesi (proliferazione orizzontale). Se i legislatori vogliono evitare che queste tecnologie vengano utilizzate per violare i diritti umani, dovranno adottare codici di condotta e idonei meccanismi di applicazione. Forse un giorno avremo una legislazione seria con pene detentive per i venditori di tecnologie della repressione. Nel frattempo, non ci dovrebbero essere illusioni circa gli obiettivi di queste tecnologie del controllo politico: siamo noi.

Note

1. Non-lethal Weapons for Law Enforcement: Research Needs and Priorities. A Report to the National Science Foundation, Security Planning Corporation, 1972.

2. C. Acroyd, K. Margolis, J. Rosenhead, T. Shallice, The Technology of Political Control, (Middlesex, UK, Penguin Books, 1977).

3. L. Rocke, Injuries caused by plastic bullets compared … rubber bullets, “Lancet” (Londra), 23/4/1983, pp. 919-20.

4. H. Salem, N. J. Olajos, L. M. Miller, e S. A. Thomson, Capsaicin Toxicology Review, US Army Edgewood Research, Development and Engineering Center, Life Sciences Department (1993).

5. Amnesty International, AI-USA: Police Use of Pepper Spray is Tantamount to Torture, 7/11/ 1997.

6. A. Toffler & H. Toffler, War and Anti-War. Survival at the Dawn of the 21st Century (Londra, Little Brown & Co., 1994).

7. Vedi Janet Morris e Chris Morris, Non-lethality: A Global Strategy (West Hyannisport, MA, Morris & Morris, 1994).

8. Steve Wright, Undermining Nonviolence: The Coming Role of New Police Technologies, “Ghandi Marg”, v. 14, n. 1, 1992, pp. 157-65.

9. Pugwash Newsletter, (Londra), Nov. 1997, p. 276.

10. William Arkin in Journal of Medecine, “Conflitto e sopravvivenza”, citato in “The Guardian”, 9 dic. 1997.

11. Pugwash, op. cit.

PROIETTILI DI GOMMA E ALTRE ARMI “NON LETALI” IN ACQUISTO PER IL NOSTRO ESERCITO?

Le cronache luttuose di questi ultimi giorni , con bilanci di decine di morti e di migliaia di giovanissimi palestinesi feriti e/o resi invalidi dall’uso di proiettili di gomma da parte dei soldati israeliani , non sembrano far diminuire l’interesse per l’Esercito Italiano per una prossima adozione di queste armi ed il loro uso sia nelle missioni “umanitarie” all’estero che in operazioni di polizia nel territorio italiano.

E’ un articolo molto interessante quello apparso su RIVISTA MILITARE 5/2000 (settembre-ottobre 2000), prestigioso periodico dello STATO MAGGIORE ESERCITO, articolo intitolato ARMI NON LETALI , a firma del tenente colonnello GIOVANNI CARAVELLI ,in servizio proprio presso l’ufficio del Capo di CAPO DI STATO MAGGIORE ESERCITO, e che analizza in quale contesto i reparti del nostro Esercito avranno prevedibilmente bisogno di queste armi “umanitarie”: -..”pronunciate crescenti disparità economiche tra i Paesi del Terzo Mondo e quelli avanzati.disparità nella distribuzione delle risorse.repressioni politiche.estrema turbolenza demografica.esplosivo tasso di natalità.accentuazione di differenze e divisioni tra classi, etnie e religioni, ecc.(pag.50).produrranno ingiustizia e risentimento.che potrebbero insieme ad altre innescare situazioni conflittuali incontrollabili se non affrontate concretamente “.- Che richiederanno quindi l’uso sempre più massiccio di soldati di coalizioni internazionali, Nato , UE, ONU , ecc , nel ristabilire quel minimo di ordine che permetta che gli interessi vitali dei Potenti del Mondo non siano messi in discussione.

Riprendiamo la lettura: -.”Nello scenario globale ,” le armi non letali ” (NLW) potrebbero configurarsi come un efficace strumento per rispondere alle complesse sfide .(della serie :-Il popolo ha fame mia Regina!- -E dategli da mangiare un po’di proiettili di gomma!!!-) .e come alternativa alle impopolari mine antiuomo”. Il colonnello CARAVELLI ci pone la domanda: -Cosa c’è dietro il programma di sviluppo di armi non letali?- Ovvero come mai lo Stato Maggiore dell’Esercito Italiano se ne sta ora interessando? La sua risposta è:-.”i nostri soldati affrontano nuove situazioni.è importante che i Comandanti dispongano di una nuova serie di “STRUMENTI” per poter fronteggiare le crisi, soprattutto nelle operazioni di Peace Keeping e di assistenza umanitaria in maniera più “umana”, proteggendo al meglio le nostre forze. Vedi le esigenze di Somalia, Bosnia, Kosovo”.-(Dove ricordiamo ci si è scontrati spesso con le popolazioni che noi “assistevamo” ed a questi casi aggiungiamo anche Timor riprendendo il resoconto della stessa Rivista Militare , nel precedente numero 4/2000)

Ma l’uso di armi non letali avrà anche altri scenari e qui c’è da rabbrividire su cosa l’Esercito professionale democratico Italiano sogna di fare per il futuro: -.”c’è un crescente movimento di popolazione da Stato a Stato, e anche all’interno di questi, verso i centri urbani.(Diciamocelo chiaramente, sta parlando di Flussi Migratori).questo contribuisce a determinare un ambiente asimmetrico.(ovvero con forti disparità sociali, all’interno delle megalopoli dell’IMPERO).l’urbanizzazione.aumenta la possibilità che le Forze Armate e soprattutto l’Esercito Italiano , possano essere chiamate a supporto di Forze di Polizia per il controllo del territorio e il mantenimento dell’Ordine Pubblico, cosa poco proponibile fino a qualche anno fa”.- CAPITO?Contro chi protesta o viene emarginato dalla Globalizzazione schieriamo PS, CC e soldati armati di tutto il possibile! -.” E “l’interazione” (Ovvero lo scontro fisico) con i civili.sotto l’occhio onnipresente dei media.(che potrebbero riprendere scene troppo sanguinose).esigerà una vasta gamma di armi letali e/o non. (pag51)”.-

L’APOLOGIA DEL PROIETTILE DI GOMMA.

Pur ammettendo che :-.”purtroppo le vittime civili e non combattenti (pag.52) continueranno ad essere il riprovevole e inevitabile risultato dell’uso della forza militare, nonostante le armi non letali ..e.alcune capacità non letali potrebbero essere mortali, se applicate non correttamente”. Si afferma che con il loro uso:

-.”1)I Comandanti possono seguire un comportamento più umano e coerente con le implicazioni delle operazioni umanitarie “.(sic!)

2)Le possibilità del loro impiego ci consente di intervenire più attivamente sapendo di non provocare danni e lesioni irreparabili.. (in contraddizione con quanto affermato prima)

3)Le armi non letali tendenzialmente risultano meno provocatorie.(ovvero se mi spari addosso con i proiettili di gomma, non mi incazzo)

4)L’eventuale uso di armi letali -proiettili convenzionali- dopo aver usato prima quelli non letali, sarebbe psicologicamente più accettato.(ovvero se i manifestanti nonostante i proiettili di gomma, i gas paralizzanti e quant’altro non si sono fermati, se lo debbono aspettare che gli spareremo con le mitragliatrici e i carri armati, ed Israele insegna!)

Nel caso che non abbiamo ancora capito contro chi verranno usati dai nostri soldati: -.”Capacita’ contropersonale: Tenuto conto che la loro capacità è di consentire l’applicazione della forza militare con rischi molto contenuti di morti o feriti gravi tra non combattenti (i civili).occorre sviluppare mezzi che possano influenzare (che eufemismo, invece di dire reprimere duramente) il comportamento e le attività di una folla potenzialmente ostile, ovvero di riprendere il controllo di una folla in sommossa”.-

Terminiamo questo commento con quella che interpretiamo come una scelta ormai fatta dal nostro Stato Maggiore dell’Esercito e che ben presto sotto la pressione di qualche emergenza troveremo tramutata in una firma di acquisto dal solito ministro della Difesa un po’ distratto ed avvallato da un Parlamento assonnato che approverà sotto la voce di aiuti umanitari l’acquisizione di proiettili di gomma, gas asfissianti e paralizzanti, resine e schiume immobilizzanti ed altre diavolerie simili: -.”si possa ricercare una gradualità temporale nell’introduzione in servizio (di queste armi) nell’Esercito.con la convinzione di offrire uno strumento di estrema flessibilità ai contingenti nel ripristino della pace e stabilità nelle diverse aree di Crisi.”.

– OSSERVATORIO SUI BALCANI DI BRINDISI osservatoriobrindisi@libero.it  VIA SETTIMIO SEVERO 59 72100 BRINDISI BRINDISI 15 OTTOBRE 2000

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A R M I   D E L   F U T U R O

Armi per il controllo della mente

Controllare la mente delle persone è un obiettivo molto diffuso nella cinematografia fantascientifica. Dai messaggi subliminali di alieni alla tortura di Kirk con un raggio dolorifico di polistirene in Star Trek, le armi in grado di manipolare la materia grigia sono messe al bando da più parti.
Le forze militari naturalmente non sono d’accordo, allettate dall’idea di poter neutralizzare il nemico senza colpirlo con un’arma (tradizionale). Nel 1995 in effetti l’ex Maggiore dell’esercito USA Edward Danes ha dichiarato: «Il Governo USA già dispone di un dispositivo elettronico in grado di inculcare pensieri nelle persone». Questo è il progetto Sleeping Beauty, ma Monarch è ancora più terrificante, in quanto implica la stimolazione deliberata nelle vittime di disordini multipli della personalità.
Come funzionano queste armi? Nei lontani anni ’60 le ricerche sulla mente venivano tenute molto meno segrete di oggi. Si sentiva molto parlare di ‘telepatia artificiale’ ovvero la trasmissione diretta al cervello di segnali a microonde basati su impulsi, finalizzate a provocare nel soggetto la percezione di spettrali ‘voci’ interiori. Questi raggi a microonde sono inoltre la base di PANDORA, un dispositivo che usa segnali a bassa intensità per indurre allucinazioni dell’udito.
Negli anni ‘80 l’informazione sulle armi per il controllo della mente è letteralmente scomparsa, mentre nel 1993 lo stimato American Journal Defense News ha annunciato lo sviluppo di una tecnologia che ‘potrebbe trasmettere comandi specifici al subconscio umano attraverso bande di rumore bianco o statico’. Sembra che un sistema del genera possa essere prodotto per meno di 50.000 dollari! Pensate, potrebbe bastarvi vendere la casa per avere il controllo del mondo. Confortante, non èvero?

articolo tratto da Futura.ge.com

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altre fonti:

Guerra e Pace

Tactical Media Crew

Written by rudy2

June 8, 2011 at 18:56

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