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NUOVE TECNOLOGIE AL SERVIZIO DEI TORTURATORI. LA REPRESSIONE CORRE SUI FILI ELETTRICI.

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http://www.ecn.org/asicuba/articoli/torture.htm

Rapporto amnesty: la repressione corre sui fili elettrici

Nuove tecnologie al servizio dei torturatori

E’ nell’indifferenza quasi generale che Amnesty International ha reso pubblico, lo scorso marzo, un rapporto dedicato ai nuovi metodi di tortura con l’elettricità. Oltre ai torturatori l’organizzazione denuncia anche i fornitori di questo tipo di materiale sempre più “efficace” e inabilitante, il cui uso tende a generalizzarsi. I fornitori si trovano per lo più nei paesi industrializzati e democratici, tra i quali figurano gli Stati uniti e la stessa Francia. Ecco i passi principali del documento (1).

Le moderne armi inabilitanti che emettono scariche elettriche stanno rapidamente diventando lo strumento tecnologico prediletto dai torturatori. (…) Sembra che gli aguzzini preferiscano ricorrere alla tortura con l’elettricità perché ritengono che così non lascino tracce compromettenti sul corpo delle vittime.
La testimonianza di “Roberto” un professore universitario zairese di cinquant’anni, detenuto e torturato per quattro settimane dopo aver tentato di organizzare un convegno sulla pace nel 1991 va in questo senso; i colpi di manganello sarebbero cessati quando un poliziotto ha fatto notare: “Di questo passo finiremo per lasciargli delle cicatrici e così avremo addosso Amnesty International”. I poliziotti allora hanno scelto le scariche elettriche, un metodo di tortura che Roberto descrive in questi termini: “Questo tipo di armi rappresenta veramente qualcosa di orribile, di immorale. Coloro che fabbricano strumenti di tortura non li provano su di sé, non sanno fino a che punto possono far male”.
(…) Dal 1990 Amnesty International ha recensito casi di tortura con l’elettricità in cinquanta paesi, diciotto hanno fatto ricorso a dispositivi portatili moderni che emettono scariche elettriche. In tutto il mondo sono un centinaio le società che li commercializzano. Secondo l’organizzazione si tratta di un’industria florida, i cui prodotti spesso non sono correttamente collaudati. E non è più un segreto per nessuno che un gran numero di “clienti” non esita a utilizzarli per torturare sistematicamente uomini, donne e bambini. Tuttavia numerosi paesi compresi gli Stati uniti autorizzano questo commercio e qualcuno, come la Francia, ha anche partecipato attivamente alla sua promozione.
Sono anni che Amnesty International fa propaganda contro la tortura effettuata tramite pungiglioni elettrici. Ma oggi un numero crescente di armi moderne ad alta tensione è specificamente concepito per l’uso sull’uomo. A differenza dei pungiglioni elettrici, che possono servire a immobilizzare qualcuno o a procurargli un dolore localizzato, le armi inabilitanti infliggono un dolore vivo della durata di pochi secondi o millesimi di secondo, arrivando addirittura a provocare una paralisi temporanea. Lo descrive bene Medina Curabaz, un’infermiera di 25 anni, torturata nel 1991 da membri della sezione politica della polizia di Adana in Turchia: “Mi hanno infilato con violenza un bastone elettrico nella vagina ed è stato come se mi avessere perforato con un trapano elettrico.
(…) Prima che avessi completamente ripreso coscienza mi hanno costretto a firmare diversi fogli”.
L’organizzazione chiede a tutti i governi interessati di non concedere alcuna licenza di esportazione per armi elettrificate destinate a quei paesi dove è stato segnalato il ricorso reiterato alla tortura e ai maltrattamenti (…). Amnesty International invita inoltre le imprese che commercializzano questo tipo di armi a non esportarle verso paesi dove perdura la pratica della tortura.
Per Amnesty International gli agenti commerciali e i direttori di tali imprese che consapevolmente mettono queste armi in cattive mani, si rendono responsabili dell’uso che ne fanno i torturatori. “Se queste armi sono effettivamente destinate a mantenere l’ordine pubblico nei limiti previsti dalla legge e sono inoffensive come dicono, prosegue il rapporto, allora vogliamo che i fabbricanti ce lo dimostrino. Se gli utilizzatori hanno bisogno di ricevere una formazione per imparare a utilizzarle, vogliamo la prova che tale formazione viene data a tutti i clienti senza eccezione, anche all’estero. Quando sono fornite armi a paesi stranieri, vogliamo vedere le garanzie in cui si attesta che non serviranno per infliggere sevizie”.
Pistole e manganelli a scariche elettriche. Alcune ricerche condotte dal governo britannico hanno stabilito che anche le prime pistole a scariche elettriche, la cui tensione era più bassa, potevano provocare un dolore acuto, avere un effetto inabilitante molto potente e causare la morte in seguito a una cattiva coordinazione della contrazione del muscolo cardiaco.
Vantando i meriti del suo ultimo modello di pistola a scariche elettriche, un fornitore sottolineava che quest’arma si sarebbe fermata da sola dopo quindici secondi di funzionamento. Tuttavia alcuni lavori hanno dimostrato che una scarica della durata di tre-cinque secondi era sufficiente a paralizzare per quindici minuti. (…) Scudi elettrificati. In seguito al decesso di Harry Landis, una guardia carceraria texana morta nel 1995 dopo aver attivato accidentalmente uno scudo elettrificato, un ingegnere ha effettuato alcuni test e ha dichiarato: “Il fabbricante afferma nella sua documentazione che lo scudo non è pericoloso, neanche per le persone che soffrono di malattie cardiache. Ma non è stato fatto alcuno studio sull’uomo. Gli esperimenti sono stati condotti su animali e per di più sotto anestesia”.
Pistole inabilitanti. Utilizzate in alcuni stati americani, queste pistole tirano due freccette munite di un gancio e sono collegate all’arma da un filo elettrico. Con una portata di 10 metri, i proiettili si conficcano nel corpo della vittima e gli trasmettono una scarica elettrica. Secondo il rapporto di un medico legale che risale al 1991, “La morte di sedici persone a Los Angeles dopo essere state colpite da queste freccette smentisce l’affermazione che quest’arma non sia mortale. A mio avviso questa pistola è all’origine di almeno nove decessi”.
Cinture inabilitanti. Due società americane fabbricano cinture a scariche elettriche telecomandate. E’ sempre più frequente vederle sugli accusati che compaiono in tribunale, il telecomando è talvolta nelle mani dello stesso presidente della corte. Questo “gioiello tecnologico” infligge per otto secondi una scarica da 50.000 volt. Il portatore della cintura è immediatamente immobilizzato, defeca e urina involontariamente e sulla pelle compaiono striature scure. Si vantano i meriti di questa marchingegno, che può essere attivato in un raggio di 300 metri o più, dopo “qualunque scatto d’ira o movimento improvviso” (…) La produzione e la vendita di armi a scariche elettriche.
Amnesty International conosce oltre cento imprese di paesi industrializzati come il Sudafrica, la Germania, il Belgio, la Cina, gli Stati uniti, la Francia, Israele e Taiwan, che dal 1990 hanno messo sul mercato armi di questo tipo. I fabbricanti americani rappresentano quasi la metà del numero totale di fornitori. Sempre più spesso sono vendute per corrispondenza o nel corso di fiere. E’ così che manganelli elettrificati fabbricati a Taiwan sono stati esposti a Shanghai, manganelli brasiliani a Washington, manganelli cinesi e russi a Parigi e manganelli elettrificati sudafricani sono stati presentati in Israele e nei territori controllati dall’autorità palestinese.
(…) Un certo numero di governi ha comunque vietato l’utilizzo di queste armi, sapendo che con troppa facilità possono provocare sofferenze inutili, ferite gravi e anche la morte (…) Peraltro in alcuni paesi come la Gran Bretagna sembra che il divieto non riguardi il traffico con i “paesi terzi”. Alcuni portavoce di società inglesi hanno ammesso di effettuare, tramite un “socio sudafricano”, vendite di armi alla Cina attraverso Hong Kong e Cipro, e hanno espresso il desiderio di vendere armi al Libano e allo Zaire attraverso “paesi terzi”.
Sebbene le caratteristiche di queste armi siano note, la maggior parte dei governi dei paesi fornitori si guarda bene dal rendere più rigida la normativa sul trasferimento di armi a scariche elettriche verso paesi in cui i responsabili dell’applicazione delle leggi si rendono colpevoli di gravi sevizie. Il governo americano ha approvato l’esportazione di pistole a scariche elettriche verso l’Arabia Saudita, di scudi elettrificati in Messico e di pistole elettrificate in Venezuela. Un’impresa francese ha ammesso di aver fornito armi a paesi dell’Africa del nord, mentre un importante fornitore tedesco pubblica il suo catalogo in russo e in arabo. Le società cinesi cercano di conquistare i mercati asiatici ed europei, mentre compagnie taiwanesi esportano negli Stati uniti, in Asia e in Sudafrica.
Ora gli occhi sono puntati sull’Europa dell’est definita come un “mercato in forte espansione”. (…)

note:

torna al testo (1) “Le nuove tecnologie al servizio dei torturatori” è un riassunto pubblicato dalla sezione francese di Amnesty International. Il rapporto integrale in ingelese: “Arming the Tortures: Electroshock and the Spread of the Stun Technology” è disponibile presso la sezione italiana dell’organizzazione, che ne ha pubblicate alcune parti in italiano. Per eventuali richieste rivolgersi all’ufficio stampa di Roma, telefono (06) 37353263. (Traduzione di A.D.R.)


Articolo tratto da Le Monde Diplomatique dell’Aprile-1997, inserto mensile de il manifesto

Written by rudy2

August 7, 2010 at 21:24

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